Recensione: Düne – Rest in peace

Düne

“Rest in peace” è il primo lavoro del duo Düne: sei tracce che sperimentano l’elettronica minimale nelle sue forme più curiose. L’album mantiene nella sua complessità una certa coerenza nei suoni: un equilibrio difficile da spezzare, che si intuisce sin dalla cover dell’album e si respira in ogni singola traccia del disco.
Tutte le canzoni nascondono un’oscura misteriosità, quasi sacra, che impedisce all’ascoltatore di lasciarsi andare fino in fondo e la somiglianza indiscutibile di tutte le tracce non aiuta. Apparentemente questo album non è altro che un miscuglio di suoni che nel proseguo non fanno altro che ripetersi. Il primo brano è “Gratia”, dal carattere sofisticato che gode della presenza di sintetizzatori in sottofondo. Interessanti anche le influenze orientali e lo strano verso animalesco della penultima traccia “Manjula”, non sufficiente però per migliorare la qualità complessiva dell’album. Ciò che veramente dà lustro a "Rest in peace" è l’ultima canzone “Walls”, che finalmente dà all’ascoltatore quella spinta di cui sentiva la necessità sin dalle prime note. Peccato che questo bellissimo twist arrivi solo in fondo all’album e non rappresenti il mood generale del disco, ma solo un piccolo endcore finale.
“Rest in peace” è un buon album d’atmosfera, sfruttabile per una serata in compagnia, ma sicuramente non ruba la scena a nessun altro lavoro: rimane nel suo equilibrio e purtroppo rischia di affogare nella monotonia.

  • - 5.5/10
    5.5/10
5.5/10

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