Intervista a Franco Giaffreda

È uscito “Apologia di un destino comune”, il nuovo album progressive rock/hard rock di Franco Giaffreda. Tra brani rock, ballate acustiche e brani strumentali in stile Progressive anni ‘70 “Apologia di un destino comune” è un concept-album che racconta la storia di tre persone comuni, prima e dopo l’avvento del Covid-19. Tutti i brani sono stati composti in un mese, durante il primo lockdown.

Link streaming su Spotify: https://open.spotify.com/album/3yFYuN9Qmp4NWrGP5V751P

Abbiamo intervistato l’artista….

Ciao Franco. Avete fatto un album che si definirebbe quasi “d’altri tempi”: c’è una intro, un intermezzo, oltre ad altre undici canzoni. C’è ancora un pubblico per i Full-Lenght?

Ciao a tutti e grazie per questa intervista. Sicuramente come forma è un concept, un modo di fare musica non proprio moderno, ma la voglia di raccontare una storia su quello che tutti stiamo vivendo era tanta e il bisogno di scrivere più brani legati fra loro era inevitabile. Si spero ci sia ancora chi ascolta un album intero, con una storia dietro, soprattutto che abbia voglia di seguire i testi. Purtroppo, negli ultimi anni esiste solo il singolo da tre minuti. Sono convinto però, che quelli della mia generazione apprezzeranno il lavoro che rimanda ai concept alla Ziggy Stardust o alla The Wall, ma anche ai Concept italiani come “Burattino senza fili” o “Felona e Sorona”.

Il tuo disco è tutto suonato. Abbiamo potuto apprezzare doti tecniche fuori dal comune e non è difficile immaginare che provieni dalla scuola di quei musicisti virtuosi che salirono alla ribalta negli anni ’80. Qual è il rapporto che vedi adesso, tra le nuove generazioni, con lo studio di uno strumento?

Hai perfettamente ragione, arrivo da quel genere dove la chitarra è sempre stata in primo piano: Van Halen, Deep Purple, Dream Theater, ma anche Genesis e Jethro Tull etc. Il tutto però inserito in un contesto cantautorale e cantato in lingua madre. Quindi ci sono brani più tecnici affiancati a brani più incentrati sulla voce. Invece, essendo insegnante di chitarra, mi rendo conto che i ragazzi appassionati di musica rock, sono costretti a studiare chitarra ascoltando brani molto vecchi, tipo Back in Black, Enter Sandman o Iron Man. Un peccato non ci sia stato un cambio generazionale. Certo, ci sono Foo Fighters e Muse che usano alla grande le chitarre, ma sono poca cosa rispetto a come era presente la chitarra anche solo fino a due decenni fa..

Sembra che quest’album abbia molte anime. Anche se tutte sono sicuramente riconducibili alla tua, come si gestisce a livello discografico una eterogeneità simile?

Ho fatto di necessità virtù; volendo raccontare una storia che parla di tre protagonisti con caratteri diversi, prima e dopo l’avvento del Covid-19, ne ho approfittato per inserire più stili, in modo che raccontassero i loro stati d’animo, sottolineati dalla musica. Ne uscirebbe un bel Musical…registi sono qui! ahahaha

Com’è lavorare con Michael Manring? Con quali modalità avete lavorato?

Avere Michael Manring su “Incredibile realtà” è un onore. Andrea Papini, il bassista del gruppo, lo ha contattato e gli ha inviato il brano. Ho lasciato degli spazi liberi dove lui ha inserito alla grande delle parti di Hyperbass, il suo particolare strumento. Ovviamente ha capito perfettamente lo spirito del pezzo che rappresenta l’arrivo della pandemia. Sarebbe fantastico suonarla dal vivo con lui un giorno..

Cosa ne pensi dei concerti in streaming? Ne hai fatti, o ne faresti? E’ davvero questo il futuro della musica o prima o poi ne verremo fuori?

Sono sincero, non vedo l’ora che tutto ritorni alla normalità. Si suona per la gente e si ha bisogno di sentire la gente vicino mentre suoni. Cosi è come stare in una vetrina. Meglio fare dei videoclip piuttosto e aspettare tempi migliori.

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