Intervista a Michele Anelli – “Le canzoni dell’album sono come piccole storie intrecciate tra loro”

E’ disponibile dal 4 Luglio 2021 “Sotto il cielo di Memphis”, il nuovo e attesissimo album di Michele Anelli, pubblicato per l’etichetta DELTA Records & Promotion in tre versioni, LP, 45 Giri e CD. Sul nostro sito trovate la recensione a questo album….

Anticipato in questi mesi da due singoli e video “Appunti” e “Fino all’ultimo respiro”, questo album si presenta come la realizzazione di un lungo percorso in cui, in ogni traccia, emerge la passione per la musica soul, folk e rock di Michele Anelli.

Abbiamo intervistato l’artista….

Ciao! Piacere di averti qui con noi. Prima di parlare del nuovo album, facciamo un tuffo nel passato: come nasce la passione per la musica?

Dai 45 giri che giravano per casa e dai primi album che comprava mio fratello maggiore Mirco. Sul finire degli anni settanta certe trasmissioni radiofoniche, come Alto Gradimento, o televisive, come L’altra domenica, e, un paio di anni dopo, Mr Fantasy, aprirono le porte a nuovi suoni e immagini. Se tra i 14 e i 16 anni il mio mondo musicale era confinato tra Bennato, Finardi, Bertoli e AcDc, Deep Purple, quelle trasmissioni ebbero il pregio di farmi sconfinare, guardare e ascoltare oltre a quello che avevo a portata di mano. Considera che abitavo in un piccolo paese sulle rive del Lago Maggiore e bastava poco perché qualcosa generasse stupore e cambiamento. Così, quando un amico prima mi prestò e poi mi vendette le copie di London Calling dei Clash e The River di Springsteen, si aprì un ulteriore spiraglio di luce nel quale mi gettai a capofitto. Nel frattempo presi il primo album dei Cure e October degli U2. Con quella manciata di album cominciò una storia che continua tuttora e quei dischi sono ancora con me.

La musica è un potente strumento di comunicazione: qual è il messaggio che vuoi trasmettere agli ascoltatori?

Non ho risposte o soluzioni, sono più portato a stimolare il pensiero con le domande. Molte delle storie che pervadono i testi delle mie canzoni, nascono dall’ascolto delle persone che incontro. Ho avuto la fortuna di raccogliere decine e decine di testimonianze sulle fatiche quotidiane, sul mondo del lavoro e sui conflitti sociali che le persone vivono.

Memphis, oltre che un connubio di emozioni è un luogo di importanti collaborazioni: c’è qualche aneddoto particolare da condividere con noi?

1. [Muscle Shoals]: L’interazione con il tecnico del suono John Gifford III e i musicisti Bob Wray e Justin Holder sono state eccezionali. La loro professionalità e ironia ha reso tutto semplice e sereno. Non era facile parlare di dettagli tecnici e con Bob stavo cercando di farmi capire su come interpretare la velocità di “Escluso il cielo” (lato B del 45 giri); l’idea era quella di suonarla più “seduta” e mi stavo perdendo con frasi elaborate quando Bob se ne uscì con “sit down”! Scoppiammo tutti a ridere. Non ci sono confini per certe cose. Anche oltreoceano per suonare un brano a velocità ridotta, in perfetto stile soul, si usa la medesima parola: “seduta”. Aggiungo che le registrazioni di basso, batteria, voce e chitarra acustica sono state effettuate tutte in presa diretta. Per cantare e suonare la chitarra acustica ero dentro al classico box di legno ma ero al FAME e dal vetro guardavo lo studio di registrazione, luogo pazzesco per tutti i nomi che ci hanno suonato. Fuori dal box, in bella vista, proprio sotto i miei occhi, il piano elettrico Wurlitzer utilizzato da Aretha Franklin.

2. [Memphis]: Ogni angolo nelle strade di Memphis racconta qualcosa. Entrare negli studi della Sun records o allo STAX Museum è stato uno tsunami emotivo. Dentro la Sun Records, la guida ci ha accompagnato attraverso stanze colme di memorabilia e quando siamo giunti nello studio sembrava di vivere in un luogo senza tempo. A terra c’era un segno con del nastro adesivo nero, e la guida ci ha spiegato che, in quel preciso punto hanno cantato Johnny Cash, Elvis Presley, Jerry lee Lewis, Carl Perkins… e, niente, mi sono accorto che stavo lacrimando dall’emozione. Oltre ai nomi simbolo dell’era del rock’n’roll di Memphis, mi piace ricordare Alex Chilton che, prima con i Box Tops e poi con i Big Star e infine con la carriera solista, ha prodotto lì delle autentiche gemme sonore. Quando ho pensato al crowdfunding ho utilizzato una sua frase per descrivere meglio l’idea che stava dietro a “Sotto il cielo di Memphis”: A un certo punto ho capito che se stampi solo cento copie di un disco, allora finisce che quel disco arriva alle cento persone nel mondo che lo desiderano di più.

Siamo all’album “Sotto il cielo di Memphis”, possiamo considerarlo un viaggio nel viaggio?

Certamente, penso che la tua sia una giusta considerazione. Le canzoni dell’album sono come piccole storie intrecciate tra loro. Ogni storia potrebbe essere considerata una tappa o una destinazione raggiunta o attraversata e, di conseguenza, è il racconto di un viaggio sì, interiore e non.

Perché ascoltare il tuo ultimo album?

Pubblico dischi dalla fine degli anni ottanta. “Sotto il cielo di Memphis”, al netto di compilation e collaborazioni varie, è il mio ventesimo album. Si presenta in formato gatefold (Lp) con un 45 giri registrato a Muscle Shoals, Alabama, al FAME, uno tra gli studi più importanti della storia musicale mondiale (unico italiano ad averlo fatto), e un cd che contiene anche cinque inediti. Solo per come si presenta, penso che dovrebbe destare un minimo di curiosità. Sulle canzoni entra in gioco il gusto personale. Non posso sapere se piaceranno meno, ma penso che ogni ascoltatore potrebbe comunque apprezzare la qualità e la cura con cui sono state realizzate.

Siamo ai saluti, ma prima un’ultima domanda: quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Per dirla alla Clash “the future is unwritten”. Per carattere vivo il presente cercando, ogni giorno, quale potrebbe essere la strada migliore da percorrere. “Sotto il cielo di Memphis” è appena stato pubblicato e per un po’ di tempo, l’unico obiettivo che mi sento di perseguire, è quello di suonarlo il più possibile. Grazie per l’attenzione, Mick.

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