La ballata delle puttane

La ballata delle puttane

Dieci anni fa vissi una notte fuori dal tempo, quei momenti di vita che l’universo è costretto a donarti perché proprio non riesci a capire i segnali che ti sta inviando. Avete presente quell’atmosfera vagamente onirica che Bowie disegnò nella splendida “The man who sold the world”? Ecco, avete capito di cosa sto parlando.

Terminai quella notte in compagnia di un personaggio affascinante – fascino dovuto forse a quell’aria di sospensione che stavo vivendo – molto più avanti negli anni rispetto a me, che mi diede una delle massime di vita che conservo nella memoria e che era il frutto delle sue esperienze dolorose. Tra le pieghe di una serata gloriosa e i fumi dell’alcol, a me, perfetto sconosciuto, disse: “quella che ho pagato di più, è quella che mi è costata di meno”.

Dieci anni dopo, mi sono trovato a vivere una situazione simile, sospesa nel tempo, onirica, di quelle che il giorno dopo non riesci a capire dove finisca la realtà e inizi il sogno. Questa volta la mia compagnia era stata un’anima giovane, indecifrabile e affascinante come l’avventuriero del passato, prima, per concludere con una compagnia di donne colme di personalità, dopo. Nella gloria e nell’alcol, ci salutammo con la giovane donna ascoltando The house of the rising sun nella versione degli Animals, descrizione delle gioie agrodolci e delle disgrazie degli avventori di un bordello di New Orleans.

Ed allora non pensai più all’universo e ai suoi segnali, al mio modo di essere in quel segmento di tempo, dove mi stesse portando la mia vita e se la strada fosse esattamente quella che avrei voluto percorrere. Posi a me stesso una domanda molto più profonda.

Quante ballate sono state dedicate alle puttane?

Erano meretrici o era solamente l’epiteto spregiativo che gli uomini da sempre attribuiscono alle donne che non possono avere o che spezzano loro il cuore?

La musica italiana ha sempre subito il fascino del mestiere e i nostri poeti si sono abbandonati con languore alle carezze a pagamento. Gino Paoli era un uomo innamorato, delle donne, della vita e delle manifestazioni dell’anima in cui celebriamo la nostra presenza fisica su questa terra. Ed amava, amava profondamente quel soffitto viola che non esisteva più quando era lì con lei. Il cielo in una stanza nacque osservando il soffitto della stanza del bordello di Genova in cui incontrava la sua amante ad ore e dove volava via nel cielo mentre un’armonica diventava un organo.

Faber alle prostitute ha dedicato altari di poesia. Dalla bambina intenta ad imparare le canzoni antiche della donnaccia, a quella che allevia le contraddizioni morali di un vecchio professore ne La città Vecchia, alla meravigliosa puttana di Via del Campo, con i suoi occhi grandi color di foglia e con il dono di avere le chiavi d’accesso per il paradiso, fino ad arrivare a Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poiters (brano scritto a quattro mani con Paolo Villaggio), dove il re non ha altro desiderio che sfogare i suoi impulsi sessuali, lamentandosi, alla fine della tenzone, dell’aumento dei prezzi.

De André non descrisse solamente l’amore mercenario ma ci regalò la vita meravigliosa, profana e libera di Boccadirosa, che viveva il sesso come un momento di gioia e passione, libera da sovrastrutture e incurante della vox populi.

Anche Vasco ci ha regalato perle di musica, ispirato da donne che gli hanno spezzato il cuore o hanno frustrato i desideri del momento. Colpa d’Alfredo” ci porta dentro una sera piena di attese per qualcuno che poi non sceglierà noi. Senza parole è un inno al cuore infranto, al dolore dell’amore, all’illusione di amare veramente qualcuno che ci ferisce, ci tradisce, ci delude. E siamo così assuefatti al nostro sentimento o all’idea di averne uno, da perdonare mille bugie che si ripetono come un disco che gira all’infinito. Ed è un’illusione pensare che lei possa essere solamente nostra. Una puttana non è di nessuno, e di se stessa o di tutti.

Negli Stati Uniti, alla fine degli anni ’70, Donna Summer urlava la vita delle “Bad girls”, che puoi vedere per la strada di notte, affollare il boulevard senza sapere da dove vengono ma pronte a soddisfare i tuoi desideri, se puoi permetterti il prezzo della loro compagnia.

Gli anni ’90 si aprono con All that she wants delle Ace of Base, che ci raccontano la crudeltà di un’arrivista, una mangiatrice di uomini, come cantava il duo Hall e Oates in ManEater, raccontando di una donna che fingeva passione per arrivare al portafoglio del malcapitato cicisbeo.

I Blackstreet, gruppo hip hop della prima metà degli anni ‘90, pubblicava No diggity, rime dedicate alla numero uno, un perfetto “dieci e lode” del sesso a pagamento.

La voce incredibile di Amy Winehouse, riprendendo i testi degli anni ’80 e ’90, ha cantato delle gesta di una donna calcolatrice pronta a tutto pur di arrivare al patrimonio di uomini ricchi in Fuck me pumps.

Ma il rock forse ci ha regalato le più belle perle di anime rotte ai piedi delle donne di vita.

I Blondie scrissero la splendida Call me, entrando nella routine di una squillo, scandita dalla disponibilità per i clienti. Il brano è colonna sonora di American Gigolò.

Nel 1979 i Police, gruppo eclettico e fenomenale, un’alchimia perfetta di tre musicisti capaci di incarnare l’essenza del sound e della musicalità, composero un tango. Erano convinti che non potesse funzionare, lo avevano chiuso in un cassetto come un esperimento mal riuscito. Sting aveva scritto il testo osservando le prostitute che stazionavano sotto al suo albergo mentre era in tournée in Francia. Roxanne è una canzone implorante, colma d’amore per la tragedia della vita di chi è costretto a vendere il proprio corpo chiedendo pietà al cosmo nei confronti di un’esistenza miserabile.

Sempre negli anni ’70, i Queen pubblicano Killer queen, la descrizione di una prostituta d’alto bordo, in grado di soddisfare gli appetiti più caldi di uomini influenti, con classe e stile.

Ma le elegie del rock dedicate alle puttane, per mestiere o per contegno, sono state scritte da mostri sacri quali Rolling Stones, Animals e Nirvana.

Dalla penna e chitarra di Keith Richards esce Ruby Tuesday, il brano più di tutti dedicato ad uno spirito libero, una groupie di cui il chitarrista si innamorò con la consapevolezza di non poterla tenere accanto a sé. Lo lascerà per seguire un chitarrista di nome Jimi Hendrix.

Il dolore di Richards ha regalato al mondo anche Gimme Shelter, uno dei più bei pezzi rock mai scritti. La “puttana” in questione è la allora compagna del chitarrista, Anita Pallenberg, impegnata nelle riprese del film “Sadismo” con Mick Jagger. Come racconta Richards nella sua biografia “Life”, era una sera tremenda, sapeva che la compagna lo tradiva con il suo frontman e amico e lui si trovava ubriaco, fatto e disperato nella casa di un conoscente. Con la tempesta fuori e un uragano nel cuore, con la mente offuscata dal dolore, desiderò semplicemente trovare un riparo.

Nel 1989 i Nirvana pubblicano About a girl, uno dei pezzi rock più significativi degli ultimi trent’anni. Kurt Cobain spiegò semplicemente che il brano era “per una ragazza” ed incarnava il suo desiderio di avere qualcuno che lo ascoltasse e che trascorresse del tempo con lui anche se, per avere questa relazione diversa con un’amica facile, doveva aspettare e prendere un appuntamento con un numero di attesa. A meno che non vogliate pensare che fosse dedicata alla sua ex ragazza ed ai litigi che aveva con lei per via degli animali in casa.

E poi c’è il brano da cui sono partito. The house of the rising sun.

La ballata delle puttane, il peana dedicato alla casa dove sorge il sole, un bordello di New Orleans dove si consumano le vite giovani e meno giovani di prostitute, clienti, giocatori d’azzardo, alcolisti e viziosi di ogni genere. Un luogo che dà assuefazione e in cui si è costretti a tornare, per lavoro, piacere o azzardo, in una spirale senza fine di miserabilità, peccato e piaceri così rapidi da concedere minuscoli sollievi alla sofferenza di un’intera esistenza.

La genesi del testo e della musica, come per alcuni capolavori, si perde nel tempo e nelle versioni che all’epoca venivano imparate dagli artisti ascoltandole da altri, per poi riprodurle nelle proprie sessioni live nei vari festival. Indicato come un originario gospel dell’Alabama o come un esempio di musica folk americano, in realtà la sua origine sembra provenire dall’Inghilterra e da lì esportata nel nuovo mondo. Potete trovare versioni accuratissime della storia del brano e le versioni degli artisti a partire dagli anni ’30 un po’ ovunque. Gli Animals rivedono il testo originario, che offriva il punto di vista di una ragazza e lo traspongono in chiave maschile, raccontandoci la vita di quest’uomo la cui vita è stata rovinata, sin dall’infanzia, dalla frequentazione della casa dove sorge il sole. Come un drogato in cerca di una dose, con un padre perverso giocatore d’azzardo, non riesce mai a staccarsi dall’idea della casa. Non andrà mai via, neppure quando tenta si salire sul treno per fuggire da quella vita orribile. E urlerà disperato la sua esperienza affinché altri non cadano nel tranello: il suo monito nero.

 

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *