Mattia Caroli & I Fiori del Male – Fall from Grace

Mattia Caroli & I Fiori del Male

Prodotto da LRS FACTOR, sotto etichetta tedesca “Timezone Records”, uscito il 21 di Ottobre, il disco d’esordio “Fall from Grace” di Mattia Caroli & Fiori del male rappresenta uno mosca bianca dell’indie folk che annuvola il panorama italiano. Un genere che si appiglia all’”indipendenza” come spazio creativo inalterabile traducendolo in genuinità: atmosfere variegate, legate da pulsioni e incontri inaspettati, tra i quali trovano ospitalità – certo con una piacevole spensieratezza d’accompagnamento – persino i versi di Rimbaud e le parole di Paul Popov. Un disco, quello della band reatina, che precipita con grazia nella quotidianità come cartina che orienta al sole, nei suoi scenari ampli, strumentali (l’intensa, sospirante “Ballad of Evil”, figlia di Jeff Buckley, di King Creosote, di Jon Hopkins), imbevuti di rock ‘n roll (l’ “Ain’t she the queen” all’arrabbiata che parla ai Queens of the Stone age con il telefono senza fili) e di blues (l’incantevole “Blues man” che giocherella nella sua somiglianza con l’ “I want you” di Dylan ). Un album che è certamente un coerente proseguimento degli sforzi stilistici e delle sperimentazioni inorgoglienti di “Every Giro day”, il primissimo Lp  del quintetto seguace di Baudelaire, ma che non si sconforta nel remare verso direzioni più definite. Come nella risoluta “Song of the highest tower”, credibile e bella come qualsiasi brano che ci si aspetterebbe dai Fleetwood Mac, l’adrenalinica “In the summer” o l’esondante “Last refuge”, che sembra raffigurare un avventuriero che si lancia tra le rapide di uno schema per governarlo con grazia e raffinatezza. Ed è questa l’impressione che rimane sottopelle: l’essere di fronte a dei musicisti intrepidi come tartarughe ninja talentuose, sperimentali senza essere kirsch, “indie” senza essere fumosi. 

  • 8/10
    - 8/10
8/10

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