Recensione: “A new wave” – Quietflow

Mentre ci preoccupiamo delle ondate nefaste di una pandemia che sembra piano piano allentare la presa, e dopo che quest’ultima ha messo in ginocchio e mortificato il settore musicale, la nuova ondata che ci arriva oggi, la “new wave” appunto, è quella dei Quietflow.

Il duo electro-alternative composto da Robi Cappe e Ciars ci regala un lavoro di 7 tracce (più una bonus remix), che per poche che possano sembrare per un full-lenght, esauriscono al 100% la voglia e la fame dell’ascoltatore, disegnando un orizzonte ben definito e inquadrato negli stili di riferimento.

Le intenzioni dei Quietflow sono chiare fin dalla traccia di apertura, “Superhero” in cui ci richiamano subito gli swing marci delle elettroniche alla Nine Inch Nails, la leggendaria band capitanata da Trent Reznor che ha fatto sicuramente scuola negli anni ’90.

Lo stile delle canzoni che seguono è ben delineato e scorre bene, discostandosi dal filo stilistico centrale di brano in brano forse solo nelle sfumature, e soprattutto nel cantato, che all’alternarsi della voce solista, caratterizza i brani in direzioni diverse, senza però far perdere la graniticità stilistica.

In “Roots”, come in altre, nelle inflessioni vocali, rintracciamo anche l’influenza del Reverendo Manson, e dei suoi vocalizzi trascinati e carichi di pathos.

“Quiet emotion” spezza piacevolmente il ritmo, con un andamento ritmico più dritto e con il ritornello più catchy.

Il disco si chiude con “Faceless man”, forse il brano tra tutti più vicino all’idea di ballata.

Per quanto riguarda la produzione, se forse le batterie mancano della profondità che avrebbe dato al disco una dimensione ancora maggiore, il resto dei suoni sono estremamente convincenti e ben costruiti, e gli arrangiamenti funzionano alla perfezione.

“A new wave”, anche se si rifà in modo netto ad uno stile ben preciso e che ha già detto molto negli anni ’90 del secolo scorso, è assolutamente un disco da ascoltare, ben scritto, ben suonato. Merita la giusta attenzione in un panorama musicale, quello indipendente, che ancora tiene duro e non molla.

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