Recensione: “Double dutchess” –

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Undici anni fa (era il 2006) Fergie (allora nota principalmente per aver partecipato al trio “Wild Orchid” e per i numerosi successi del gruppo hip hop “The black eyed peas”) mostrava al pubblico il suo primo lavoro in studio da solista. L'album “The dutchess” vedeva spiccare fra le altre la collaborazione del collega e amico will.i.am., ragione principale del grande successo del disco (ha finora venduto in tutto il mondo circa 8.000.000 di copie, consacrandosi come uno degli album più venduti del biennio 2006-2007).

Anticipato già tre anni fa dall'uscita del primo singolo “L.A. Love (La La)”, di cui si sono presto perse le tracce, e ribadito nel 2016 dalla controversa canzone “M.I.L.F. $”, finalmente, dopo molti rinvii, promesse vane, e singoli abbastanza deludenti, il suo fratello minore vede la luce: “Double dutchess”, uscito il 22 Settembre. Questa volta l'album non è più prodotto dalla Interscope Records (come il primo), ma dall'etichetta stessa voluta dalla cantante, la Dutchess Music, in collaborazione con BMG Rights Management.

Questo nuovo lavoro si apre con una traccia che fa ben sperare, “Hungry”, in collaborazione col rapper Rick Ross. La canzone, a metà tra l'hip hop e la trap, esprime la necessità dell'artista di rientrare nel mercato musicale dopo più di un decennio: un tentativo di rivincita accompagnato da un mood quasi apocalittico.

Purtroppo già la seconda traccia dimostra una caduta di stile della cantante: “Like it ain't nuttin'” è un'inutile impresa di ricostruire ciò che è stato “The dutchess”, per di più con un fare monotono e fastidioso.

Le canzoni successive sembrano risollevare la qualità del disco. Il recente singolo “You already know” (in collaborazione con Nicki Minaj) è un buon esempio di come l'hip hop degli anni passati possa fondersi con i nuovi sound di oggi; “Enchanté (Carine)” dona un tocco pop all'album, oltre che a preannunciare un futuro discografico per il figlio di Fergie, che a soli 4 anni è già citato nel feauturing della canzone; “Life goes on” infine dimostra le grandi capacità canore dell'artista accompagnate all'onorevole rap a cui è stata indirizzata grazie ai passati anni nei “The black eyed peas”. Le tracce che sicuramente meritano una menzione particolare sono tuttavia quelle più melodiche e che vedono una minore partecipazione di produttori alla loro creazione (principalmente il tedesco Toby Gad). Così tracce come “Save it till morning” o “Love is pain” sollevano l'album da produzione mediocre a ritorno degno di un'artista di calibro internazionale come Fergie.

Dopo ben undici anni di distanza dal primo album probabilmente il pubblico si aspettava qualcosa di più soddisfacente dall'autrice di hit memorabili come “Fergalicious” o “Big girls don't cry (Personal)”, ma purtroppo “Double dutchess” non raggiunge minimamente il livello del suo predecessore. Tuttavia l'esperienza dell'album non termina con l'ascolto delle tredici tracce, ma vede il suo completamento nel visual album “Double Dutchess: Seeing Double”, un piccolo film che racchiude video musicali per ciascuna traccia dell'album. In questo modo l'attesa dei fan viene ripagata degnamente, proponendo video di ottima qualità diretti da veri professionisti nel settore (Jonas Akerlund per citarne uno).

Ci sono voluti 11 anni e un figlio per riaccendere la fiamma di Fergie, ma per quanto questa possa bruciare debolmente è comunque una presenza necessaria nel panorama musicale internazionale, senza della quale i mondi del pop e dell'hip hop non sarebbero così vicini e in continuo scambio tra loro.

 

Tracklist:

Hungry f. Rick Ross
Like It Ain’t Nuttin’
You Already Know f. Nicki Minaj
Just Like You
A Little Work
Life Goes On
M.I.L.F. $
Save It Til Morning
Enchanté (Carine) f. Axl Jack
Tension
L.A. LOVE (la la) f. YG
Love Is Blind
Love Is Pain

  • - 6.5/10
    6.5/10
6.5/10

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