Intervista al cantautore romano Angelo Iannelli

Angelo Iannelli

Abbiamo incontrato Angelo Iannelli, il cantautore che lo scorso 28 novembre ha pubblicato il singolo “Conserva i sogni"
Ma non solo, tra le tante cose l'artista ha scritto l'adattamento teatrale dell’Eneide rappresentato a Palinuro nell’ambito del “Festival della Natura: tra mito e realtà storica”, da lui interpretato insieme a Michele Placido, Corinne Clery, Alessandro Haber. Inoltre ha pubblicato il libro "L'Io diviso. Dai medici-filosofi alla letteratura, al teatro e al cinema del Novecento” edito da Aracne editrice. All’attività di scrittura ha da sempre affiancato la recitazione: ha partecipato come attore a film, spettacoli teatrali e fiction televisive (Un medico in famiglia, Sangue caldo, Ris Roma 3, Il peccato e la vergogna 2, Benvenuti a tavola, Squadra antimafia 5, Furore, L’onore e il rispetto 4).


 

"Conserva i sogni" è il tuo brano in promozione: che messaggio vuoi dare con questa canzone?
Invito a credere nella potenza dei sogni, nell’importanza dei propri ideali. Nonostante tutto e tutti.


Com'è nata la collaborazione con Alessandro Canini, Riccardo Corso e Giuseppe Mangiaracina?
Loro sono tutti grandi professionisti della musica, non è stato difficile coglierne il talento. Di Alessandro mi ha colpito tantissimo il lavoro che ha fatto con Antonello Venditti nell’ultimo disco “Tortuga”: non sentivo un Antonello così arrabbiato, come piace a me, da molto tempo. Anche il gusto negli arrangiamenti è stato notevole, ha dimostrato una grande sensibilità artistica oltre alle già note doti tecniche ed espressive. Gli ho proposto delle mie canzoni, poi abbiamo scelto quelle da produrre. Riccardo Corso, che è un chitarrista eccezionale, ha fatto un grande lavoro nell’arrangiamento. Ci riteniamo molto soddisfatti ed è stato davvero piacevole lavorare insieme. Invece con Peppe (Giuseppe Mangiaracina), che è un professionista davvero serio e competente, abbiamo scelto il brano da lanciare per primo. Non è stato facile, ma alla fine la decisione ha soddisfatto entrambi.
 

Non solo cantautore, anche docente di lettere: i tuoi allievi conoscono anche la tua attività da cantautore?
Vengono ai miei concerti, mi seguono e mi sostengono, condividono i brani sui social. Adorano le mie canzoni. Tutto questo è bellissimo, perché mi permette di trasmettere loro non solo la mia interiorità ma anche l’importanza dell’arte. E oggi che l’arte è in ribasso non è un’operazione semplice. Insegnare, però, è un’attività stimolante proprio perché presenta tante difficoltà. Una di queste è proprio la trasmissione dei valori culturali ed artistici, siano essi della letteratura o della musica. C’è una stretta correlazione tra le due discipline, se pensiamo che la poesia si basa spesso su schemi ritmici che seguono un vero e proprio andamento musicale. Senza scomodare Tasso e i suoi madrigali, quasi tutta la poesia di valore ha nel fonosimbolismo (il simbolismo che c’è nei suoni pronunciati) la propria maggiore forza espressiva. È così che l’utilizzo di allitterazioni e di schemi ritmici ricorrenti, o la scelta di determinate vocali, cambiano completamente il senso di un testo, sia letterario sia musicale.
La musica è proprio uno degli strumenti che utilizzo per far avvicinare i ragazzi alla letteratura e all’arte in generale, perché presenta senza dubbio una maggiore fruibilità nella loro vita quotidiana. Spesso in classe faccio ascoltare agli studenti dei brani musicali che potrebbero benissimo essere considerati anche esclusivamente come opere poetiche. In questa fase raggiungo i risultati migliori, perché con grande soddisfazione mi rendo conto di quanto i ragazzi abbiano la sensibilità di comprendere l’arte in tutti i suoi molteplici aspetti. Quando analizziamo insieme una canzone, cerchiamo sempre di attribuire ad essa un valore. Per raggiungere questo obiettivo spesso faccio ascoltare agli studenti anche degli esempi di canzoni non riuscite, così da effettuare un confronto tra vera musica, vera poesia e quello che in classe definiamo “poetese”, cioè un modesto tentativo di sorprendere il lettore o l’ascoltatore con espedienti retorici che servono solo per mascherare una totale assenza di contenuti. Dico sempre questo ai ragazzi: l’arte, la musica e la poesia sono quelle attività umane che da una piccola cosa, da una minuscola realtà espressa in una canzone o in una poesia, te ne fanno vedere e immaginare tante, nuove e gigantesche. Gli studenti sono molto interessati anche ai meccanismi della mente, una cosa normale considerata pure la loro particolare età. Cerco di puntare proprio su questo interesse per trasmettere loro il valore della musica e della letteratura. Credo che l’arte e la psicologia in generale vadano sempre a braccetto. Entrambe si basano sull’introspezione, sulla ricerca della verità, e la verità è la cosa più bella che ci sia in questo mondo. Penso, per fare un esempio, a cosa spinge un poeta, uno scrittore, un cantautore a scrivere o un pittore a dipingere. Forse proprio la solitudine interiore, l’incapacità di comunicare con i mezzi quotidiani; ma soprattutto la ricerca della verità. Nella vita quotidiana non abbiamo tanto tempo per scrutarci dentro, perché siamo sempre eccessivamente  impegnati a “fare”, a correre.
La vera arte ci lascia in regalo proprio la Verità.


Nel 2016 è uscito il tuo primo album "Il cannocchiale". Quali differenze troveremo nelle tue prossime canzoni rispetto al disco di debutto?
“Il cannocchiale” è un disco che contiene brani da un certo punto di vista molto diversi da “Conserva i sogni”  e forse – questo è da valutare – anche dalle canzoni che usciranno in futuro. Ho sentito la necessità di cambiare, principalmente nella scelta degli arrangiamenti. E’ stata un’operazione assolutamente rischiosa, perché quando cambi qualcosa c’è sempre il rischio di perdere dei fan che magari si aspettano altri brani realizzati nello stesso stile dei precedenti. Credo però che abbandonarsi a un naturale cambiamento sia fondamentale per un artista, anche per non cullarsi troppo ed evitare di sentirsi già realizzato. Ovviamente i brani li ho scritti sempre io e li canto io, quindi c’è una linea che li unisce ai precedenti sia nei testi sia nelle melodie.
 

Progetti futuri? Ti vedremo ancora in tv? Al cinema?
Vediamo, adesso ho bisogno di darmi delle priorità. Nei prossimi mesi mi piacerebbe dedicarmi un po’ alla promozione del mio primo romanzo “Bar Binario”. Mi piacerebbe anche produrre altre canzoni inedite, ho già un paio di idee su quali brani scegliere. Poi sto pensando alla sceneggiatura di un videoclip per un brano già prodotto. O forse non farò niente di tutto ciò. “Non lo so” è anche il titolo di una mia canzone.

 

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