Recensione – Love Ghost – “Cintas Perdidas: México”

Con Cintas Perdidas: México i Love Ghost trasformano un’esperienza di immersione culturale in un lavoro che cerca deliberatamente di sfuggire alle categorie. Il titolo suggerisce l’idea di nastri ritrovati, appunti sonori provenienti da un periodo preciso, ma il risultato è tutt’altro che una semplice raccolta di demo: il materiale conserva infatti una certa immediatezza emozionale, mentre la produzione lo amplia in una dimensione alternativa contaminata da emo, trap, electro ed influenze latine.

La voce di Finnegan Bell mantiene una componente vulnerabile, capace di passare dal canto più melodico ad un’espressività ruvida. O con Rayben o con Sofia Thompson o con Yung Dupe, Jozue, Ardis etc. il frontman dei Love Ghost mantiene inalterato il suo cantato prettamente emo. A volte arrivano gli scream o toni più esagitati. Il cantato di Finnegan Bell è comunque sempre identificabile e, allo stesso tempo, si lega con i vari feat in modo armonico.

L’album presenta diversi contrasti. A volte abbiamo suoni densi, a volte distorsioni ruvide, a volte sezioni più rarefatte o aperture maggiormente impattanti. Il risultato è un sound volutamente stratificato, nel quale l’atmosfera sonora conta almeno quanto il riff o la melodia o il beat occasionalmente arcigno.

Non tutto è necessariamente uniforme. L’ampiezza del progetto e la quantità di linguaggi sonori coinvolti può risultare ampolloso ad un orecchio puntiglioso. Ma il disco nel suo complesso non sembra per niente un’accozzaglia confusionaria. La contaminazione e l’audacia nello sperimentare sono contenute con maestria per offrire un prodotto sia complesso che di alto livello e prodigiosamente efficace.

I Love Ghost non si limitano a portare il proprio emo o alternative rock o trap in Messico: lasciano che il contesto ne modifichi linguaggio, prospettiva e identità.

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