Recensione – Love ghost – “Gas mask wedding”

Chi aspettava il prossimo lavoro dei Love Ghost stavolta rimarrà piacevolmente sorpreso dal trovare non un singolo, o un featuring, ma un full-lenght, fresco fresco d’uscita, con un titolo che è tutto un programma.

Abbiamo ascoltato Gas mask wedding in anteprima per voi e ci siamo divertiti a surfare tra le 12 tracce (+ 4 bonus) che lo compongono. Come al solito, parlare della band californiana in poche parole è letteralmente impossibile, vista la capacità che hanno di mandarci su delle vere e proprie montagne russe musicali, toccando tantissimi generi e richiamando nelle nostre orecchie altrettanti riferimenti, tutti di valore. Il nuovo album non fa eccezione, e abbiamo dovuto guardare più volte alla voce artista, per essere sicuri che il nostro player non avesse saltato disco, proprio grazie a quella poliedricità che chi vi scrive apprezza con malcelata soddisfazione.

Car crash apre il disco come una intro malinconica, e ci ricorda l’universo Emo da cui i Love Ghost provengono, ma dopo questo bel pezzo col piano il drumming entra prepotente in Scrapbook, gestendo benissimo la corsa dei bpm.

Una particolare menzione la meritano sicuramente Left on the read e Heartbreak city (quest’ultima tra le bonus) per un’attitudine assolutamente inedita nella musica dei californiani, ovvero quella che ci riporta dritti dritti all’indie/alternative degli anni ’90/’00, come quello di Franz Ferdinand e Strokes. I riff sono convincenti, le batterie solide e le linee vocali sfrontate ed ammiccanti.

Sandcastles e Hallucinations sembrano quasi voler essere un tributo d’onore ai Nirvana: riff semplici e armonie storte, sapientemente incastrate ai ritmi più serrati dell’Hip-hop, soprattutto sul secondo dei due.

Angelic è una ballad acustica di rara bellezza e che arriva nel momento perfetto per l’economia del disco. Gli ascoltatori più attenti noteranno un lavoro preciso e preziosissimo negli arrangiamenti “sotterranei” che permeano il pezzo per dargli l’atmosfera oscura che si merita.

Worth It è uno dei campi di battaglia preferiti per i Love Ghost, che in questo pezzo cavalcano le atmosfere Emo con tutti gli ingredienti tipici dello stile, lasciandosi andare anche ad una sfuriata di virtuosismo alla chitarra sulla parte centrale.

Soviet Ghost invece, più che una canzone bonus, è una “spora” (per usare un termine molto caro agli amanti dell’Alternative italiano degli anni ’90), costruita su un riff di basso molto semplice ma registrato e prodotto con un suono che da solo vale tutto il pezzo.

L’idea su Hair Dye di suggerire una canzone su qualcosa che non è una canzone merita una menzione a parte, la trovata, per semplice che sia, è interessante e molto intelligente.

Da ultimo, a nostro gusto personale, tra le bonus tracks abbiamo trovato i veri gioielli dell’album, che sono Falling Down e The Masochist. La prima delle due, principalmente, ci ha quasi fatto sentire quei brividi di malinconica perfezione e senso di abbandono che solo Billy Corgan è riuscito a regalarci coi suoi Smashing Pumpkins.

Gas mask wedding è un disco pieno di cose, sistemate e ordinate con chiarezza, che suonano bene perché ci si può leggere dentro un progetto musicale che ha tanto da dire e che risponde al solito nome: Love Ghost.

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