Ci sono dischi che cercano di farsi notare. Decalogo dell’Amore fa l’opposto: si siede, aspetta, e nel frattempo ti guarda vivere. Il debutto congiunto di Emanuele Marchiori & Chiara Pomiato è un lavoro che nasce fuori tempo massimo solo per chi pensa che la musica abbia una scadenza. In realtà arriva esattamente quando deve arrivare.
Undici brani che non rincorrono l’urgenza dell’attualità ma scavano nel tempo lungo delle relazioni. Qui l’amore non è un climax, è un territorio: si attraversa, si abita. Le canzoni parlano di routine, di silenzi condivisi, di fragilità che non fanno rumore ma restano. Ed è proprio lì che il disco colpisce.
Musicalmente, Marchiori e Pomiato costruiscono un impianto elegante e mai esibito, dove folk, jazz, bluebeat e teatro-canzone convivono senza sovrapporsi. Ogni scelta è misurata, artigianale, priva di quella smania di dimostrare qualcosa che spesso affligge i debutti. Decalogo dell’Amore non vuole sorprendere: vuole durare.
Il valore aggiunto è la dimensione collettiva del progetto. Suonano amici, suonano i figli, e questa presenza non è folkloristica ma strutturale: si sente nella naturalezza degli arrangiamenti, nella fiducia reciproca, nel modo in cui le canzoni respirano. È musica che nasce in una cucina vissuta, non in una sala d’attesa dell’industria.
Il podcast omonimo completa il quadro: non un semplice backstage, ma un’estensione narrativa del disco, dove errori, ripensamenti ed epifanie diventano parte dell’opera. Un gesto raro, che restituisce dignità al processo creativo e non solo al risultato.
Decalogo dell’Amore è un debutto che non chiede attenzione: la merita. Un disco che non vuole esplodere, ma restare. E, ascolto dopo ascolto, ci riesce.
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