Live Report: Nada @ Festa Radio Onda D’urto, 20/08/2017

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Non è una domenica come ve ne sono tante, quella che ospita Nada Malanima nella cornice deliziosamente squinternata di Festa Radio Onda D'urto, il festival indipendente che da anni ospita in Via Serenissima, a Brescia, artisti da tutto il mondo ed eccellenze dell'underground italiano a prezzi assolutamente accessibili a tutti. Un'atmosfera come al solito vibrante, quella che la precede, fatta di stand informativi, ribelli, gastronomici, etnici, vegani, musicali, farciti di aggettivi invitanti da esplorare di volta in volta. Il cappello introduttivo spetta a Ottavia Brown, a un anno di distanza dalla promozione dell'album "Infondo", quest'anno alle prese con l'Ep "Mimì" (IndieBox). Il suo swing, il jazz calibrato a una personalità che sta per affondare le unghie nel panorama poco flessibile della musica italiana d'autore, prepara la folla all'arrivo dell'ultima grande rocker della nostra Penisola. E arriva con classe, ma con solita inopugnabile eleganza che la contraddistingue, la cantautrice e scrittrice Nada (è dell'anno scorso, il suo ultimo romanzo, "Leonida"), di nero vestita come a voler traghettare tutti in un viaggio di cui non si conosce ancora bene la meta. Ed è proprio così: circondata dai talentuosi elementi dell'A toys orchestra, inizia lo spettacolo con un brano tratto dal fortunato album "Tutto l'amore che mi manca" del lontano 2004, "Piangere o no", che assesta la sua popolarità nei pressi di quel di Sant'Eufemia. Lo conferma lei stessa, con la raucedine di una guerriera alla quale il successo goliardico fine a se stesso non è mai interessato, "E' un piacere essere qui, ma vi confesso che è impegnativo. Ci siamo visti qui qualche anno fa, e vi ritrovo ancora qui. Ci siete sempre." Ed è il turno de "La bestia", canzone iconica estrapolata dal recente "L'amore devi seguirlo" che ben risalta l'inossidabile potenza vocale dell'artista. Non si risparmia in acuti, non si risparmia in teatralità: mima le movenze di una fantomatica fiera sperduta nei meandri dei reticolati urbani, ma simula anche le percosse inflitte alle donne vittime di violenza in "Ballata triste" ("Questa storia della violenza deve finire", urla contrariata prima del brano). Potrebbe avere trent'anni di meno e nessuno se ne accorgerebbe: si esalta quando ricorda che la sua "Senza un perché" è stata inclusa nella colonna sonora della struggente serie televisiva "The young Pope" realizzata da Paolo Sorrentino, si entusiasma e incita la folla sulle note di un brillante "All'aria aperta" eseguita prima con gli strumenti e poi straordinariamente a cappella, si agita felina, belluina nei versi di "Occupo poco spazio" "Sfatta come una polpetta/ lanciata dalla bocca/ di un tempo morto. E' una last woman standing, si nota e si percepisce soprattutto quando tre generazioni differenti di umanità si ritrovano accalcate sotto il palco a saltellare sui classici "Amore disperato" e "Ma che freddo fa" sapendo soltanto che è il gesto più immediato che il corpo riesce a esprimere. Ed è tutta gratitudine ancestrale verso una Signora della musica italiana che non solo doppia il bis come se non volesse veramente lasciare il palco prima di esalare, ma che si rivela una stacanovista della ricerca di sonorità complesse e di testi senza precedenti. Più giovane di tutte le giovani, la si guarda andare via come una divinità. E prima del dj set, il cuore si china ancora una volta e le urla: Chapeau!

 

Ecco alcuni stralci del concerto per voi: 

 

 

 

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