Recensione: “Isolante” – Massimiliano Cremona

Il 10 settembre è uscito Isolante, il nuovo album di Massimiliano Cremona, pubblicato per l’etichetta DELTA Records & promotions.

Il disco è stato anticipato dall’uscita dei singoli Nero nero nero e Le anime perse. Questo cantautore ha anche un passato rock, ha militato in gruppi come i Semadama (rock alternativo), il Vile (stoner rock), Los Borrachos (rock and roll). Nel 2015 intraprende la carriera solista con la realizzazione dei dischi Canzoni dalla nebbia, e L’inverno è passato. Isolante è stato realizzato grazie ad un crowdfunding.

Il singolo Le anime perse mi aveva colpito per i precisi accordi di chitarra, per la calorosa voce di Massimiliano, per il lieve uso dell’elettronica e per le frasi di sax nel ritornello. Adesso siamo di fronte all’album intero, che sviluppa al meglio alcuni presupposti già evidenti nel singolo. Ma andiamo con ordine.

Se dovessimo riscontrare un tema comune per questa opera, allora questo sarebbe la solitudine: basterebbe leggere i titoli delle tracce per comprendere che questo musicista intende fare riferimento ad una particolare condizione esistenziale, che è sicuramente anche condizione compositiva del disco (anche se questa condizione si esplica anche in momenti d’amore e riflessioni). La città di Perugia e L’Isola dei Pescatori, presso il Lago maggiore, hanno costituito, nel periodo della pandemia, il rifugio di questo musicista. Lontano da tutti, in solitudine, Massimiliano ha potuto contemplare in lontananza la vita e gli altri, ha scritto e registrato buona parte del disco. D’altronde sia l’Umbria che i nebbiosi laghi lombardi hanno spesso partorito, in ambito letterario, figure mistiche, evanescenti, quasi esuli, con esistenze a metà.

Isolante è fatto da personaggi semplici: Massimiliano, le sue chitarre, ed i fiati, davvero tanti, suonati e registrati presso Verbania durante le fasi più acute della pandemia da Marco “Kiri” Chierichetti, amico e produttore. Incastellato si sviluppa su percussioni leggere e chitarra acustica, sulla quale si innesta un flauto traverso dal colore progressive (tra i Jethro Tull ed i partenopei Osanna). Lentamente è un momento di sospensione, ed ha un colore anni 80 grazie soprattutto ai synth e alle percussioni. Senza alcun peso è un viaggio sulle strade americane a tramonto, con tanto di armonica e sax. L’armonica è presente anche nella leggera Colibrì. Notturno è una ballad dal sapore bossanova. Le due tracce successive, Livido e Come l’aria, sono arrangiate perfettamente e se la prima risente della musica di Gazzé e Silvestri con synth, chitarra e sax, la seconda è affidata agli archi.

Massimiliano traccia una linea del tutto personale sulla strada della musica d’autore. Questo album colpisce per la molteplicità di contenuti, provenienti dai più vari generi musicali (il progressive, il jazz, l’elettronica), e personalmente credo che questa sia la strada da seguire, per unire poesia ed originalità, come questo musicista sa ben fare.

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