Recensione: “Xeresa” – Xeresa

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Per chi non lo conoscesse, “Xeresa” è il nome di un progetto musicale ad opera del prolifico Nico, all’anagrafe Nicolas Pierre Wardell, producer, musicista e tuttofare di gran talento che da Brighton ha deciso di far partire quest’omonimo album pregno di elettronica dissetante, pennellate shoegaze e armonie preziose. Se già con il precedente “Beatastic” aveva fatto centro, con idee originali e ben piazzate, in quest’occasione il giovane artista poliedrico mette mano a tutti i suoi jolly regalando un disco farcito di ottime idee. Immaginandolo per un istante come un mudra, un’unione di dita sul sintetizzatore che richiama e intesse connessioni, il primo featuring dell’album (con la talentuosa Demi Haynes) è una tempesta di sospensioni. La musica irradia come un sole a far crescere ogni seme. Le sonorità ricordano la saettante Zola Jesus, gli spumeggianti M83, persino i virtuosi Arcade Fire: è una primavera tascabile, quella che ascoltiamo, sembra di correre in spiaggia nella polaroid che ognuno di noi tiene dentro un cassetto del comodino. In “Freeze” i beat centrifugano le orecchie come grandine, costruendo un rifugio scevro da ogni minaccia. A volte è  minimal house, alle volte dub prêt-à-porter, più semplicemente: musica che si infila nella carne come un buon profumo, di quelli tirannici che non se ne vanno finché non ci hanno riportato esattamente lì, nel luogo in cui abbiamo avvertito quella fragranza e dove abbiamo imparato ad associarla a quel ricordo. Perché “Xeresa” è anche e soprattutto un album inaugurale di belle sorprese, che ricorda tanto una melagrana: oltre al piacere che procura, evoca con esso la pericolosità che nasconde in sé di perdersi tra l'elettronica di sovrapposizioni e passaggi repentini. Però lì, in quel dedalo rovente di apparizioni, si sigillano gioielli come “Glitch”, traccia che ribolle come mercurio, dimostrando grande intelligenza, analisi, bilanciamento, logica, astuzia. Tra clamore e down tempo (“Divergence”), intercessioni spirituali fluide dei nostri tempi anestetizzati (“Pinky the plonk” che ricorda “We are all made of stars” di Moby), spirali armoniche degne degli S.C.U.M. e dei Toy ("Old film", feat Chris Collier), Nico cosparge di bellezza e di voglia di fare i dodici episodi del disco, rimettendo in discussione il concetto di “gruppo”, “band”, “coralità” eseguendo tutto da solo come s’egli stesso fosse un’orchestra. Una cattedrale funk e imprevedibile che non vediamo l’ora di riascoltare. Courage, man! 

 

 

Tracklist


1. Fall Into the Light (Ft. Demi Haynes) 04:30 video
2. Freeze 03:14
3. The Right Track (Ft. Claudi Verdecia) 03:42
4. Glitch the Picture 03:45
5. Cathedral Funk (Ft. Tom Lugo) 05:23
6. Old Films (Ft. Chris Collier) 04:34
7. Stranger Fangs 02:17
8. Plinky the Plonk (Ft. Chris Webber) 02:22
9. Racer 03:06
10. Divergence 04:08
11. Slice 02:30
12. Reality (Ft. Dani Mari) 07:21

  • - 8.5/10
    8.5/10
8.5/10

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