Intervista a Damien McFly

Damien McFly, vero nome Damiano Ferrari, è un eclettico musicista di Padova che ha costruito il suo sound ri-arrangiando in chiave folk-pop successi contemporanei della scena pop. L’inaspettato successo ottenuto con queste cover l’ha portato a decidere di incidere e pubblicare 4 “Cover Collection”, realizzando per i brani più significativi alcuni videoclip auto-prodotti. 

Il suo canale Youtube conta oggi oltre 13.000 iscritti per un totale di oltre 2.000.000 di views 

In poco più di un anno di attività Damien ha collezionato più di 200 concerti, ottenendo un ottimo riscontro soprattutto all’estero. Il suo tour l’ha portato dapprima negli Stati Uniti (si è esibito a Nashville, Indianapolis e Chicago), poi in Europa dove ha realizzato vari show ad Amsterdam, Parigi, Bruxelles e Francoforte, fino al recente successo del tour inglese dove ha calcato i palchi del Carfest e dell’Hard Rock Festival di Edimburgo. Il 15 ottobre è uscito Parallel Mirrors, il suo primo lavoro discografico che raccoglie la produzione d’inediti registrati in questi 2 anni di attività. Un disco dal sound grezzo e diretto, registrato all’interno di storiche ville e teatri veneti, ricercando ispirazione nelle diverse sonorità degli ambienti antichi.  
 



Proust diceva che “il vero viaggio di scoperta non consiste nel trovare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi”. Dal titolo del tuo disco, “Parallel Mirrors”, sembra che anche tu percorra questo pensiero. È vero che cerchiamo noi stessi negli altri?
È proprio così, moltissimi aspetti della nostra vita sono condizionati dal nostro rapporto con gli altri. Più viaggio e conosco persone più mi accorgo di quanto le storie che sento diventino parte della mia esperienza. Lo stesso vale con i diversi lati delle personalità su cui mi capita di riflettermi che diventano immediatamente parte della mia.
 

Ogni brano del tuo disco è stato registrato in una location diversa, come ci sei riuscito?
Essendo anche tecnico del suono ho cercato di rendere il lavoro più interessante e stimolante allo stesso tempo. Ho spostato la mia attrezzatura di location in location cercando di sfruttare acustiche diverse per ogni pezzo in modo tale da creare una storia sonora per ogni brano. Credo che un genere come il folk non debba essere prodotto in modo artificiale in uno studio, ma vada registrato nel modo più veritiero possibile.


Ti chiami Damiano Ferrari eppure hai un nome d’arte non propriamente italiano. Lo hai cambiato per avere maggiore appeal nei confronti del grande pubblico straniero o c’è una ragione più sottile e nascosta?
Scegliere un nome d'arte non è molto semplice. Il mio arriva da un duo che avevo, I Fratelli McFly, dove ho iniziato a sperimentare nel mondo di YouTube e delle cover. Una volta sciolto il duo ho deciso di tenere quel McFly e di rendere internazionale il mio nome passando da Damiano a Damien. La scelta è arrivata un po' da sé senza troppe riflessioni. C'è da dire che difficilmente all'epoca pensavo di arrivare a suonare in tutto il mondo con questo nome d'arte, ma mi ci sono abituato e non mi pesa assolutamente, anzi.


È stato difficile arrivare a suonare al di fuori dell’Italia?
Moltissime volte ho sentito amici e colleghi dire “quanto mi piacerebbe suonare all'estero” ma in pochi poi sono riusciti a farlo. Non per mancanza di capacità, quanto per poca determinazione. All'inizio i riscontri non sono mai subito tutti positivi e devi imparare a muoverti e a collezionare i contatti giusti. Una volta partito non ti fermeresti mai, perché più persone conosci più hai possibilità di suonare.


Durante i live interagisci con il pubblico o lasci che sia la musica a parlare per te?
Mi piace fare entrambe le cose. All'inizio lascio che sia la musica a parlare, in modo da capire che tipo di pubblico ho davanti. Poi comincio a parlare dei miei pezzi e in genere mi piace finire i concerti facendo ballare il pubblico.


Come definiresti la situazione musicale italiana? Sei d’accordo che all’estero si è più predisposti all’ascolto?
Credo che l'Italia abbia un problema di spazi musicali e sia ancora molto legata a presentare artisti “strutturati” o “prodotti” ad hoc, piuttosto che a ricercare nuovi talenti con qualcosa di originale da proporre.


Ti piacerebbe una collaborazione con i Mumford and Sons che per certi aspetti mi ricordi?
Certo che sì, hanno caratterizzato molto il mio sound fino ad ora e spero davvero di poter stringer loro la mano un giorno e ringraziarli personalmente.
 

Il tuo canale Youtube conta oggi oltre 13.000 iscritti per un totale di oltre 2 milioni di views. Oltre al tuo talento qual è il segreto per ottenere riscontri di questa portata?
In tutte le cose è fondamentale avere una grande dose di costanza e dedizione nonché di ricerca. Capire quali sono gli elementi portanti del tuo sound e quali siano i gusti del pubblico che vorresti avere sono le basi per ottenere dei grandi risultati.
 

Domanda di rito: quali sono i tuoi prossimi impegni?
A fine mese sarò in UK per altre 5 date, la prima delle quali nella fantastica O2 Academy, una delle venue più importanti per un artista emergente. L'anno prossimo invece spero di tornare negli Stati Uniti per altri live.


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