Intervista agli Ecklettica: “In noi convivono tanti generi diversi”

Ecklettica

Oggi vi presentiamo una band che ci piace molto, loro sono gli Ecklettica e da qualche settimana hanno pubblicato il singolo “La Mia Identità”, distribuito da Warner Music. Li abbiamo raggiunti per fare quattro chiacchiere con loro in merito a questa nuova uscita e non solo.

 

Rispetto a quando avete iniziato ad approcciarvi al panorama musicale, cosa è cambiato nel gruppo e cosa avete imparato nel corso di questi anni?
Il modo di ascoltare è stato sicuramente il tassello fondamentale per approcciarci sia alla scrittura che all’arrangiamento dei pezzi. Prima si andava praticamente solo a braccio, ci si metteva dietro al proprio strumento e si cercava la parte in maniera totalmente di pancia, ma dopo il primo lavoro in studio abbiamo capito l’importanza del prendersi il tempo necessario nella ricerca delle parti, la costruzione dei pezzi era quasi individuale, se così si può dire. Il cambio di mentalità e attrezzature ha contribuito alla ricerca quasi certosina di suoni, parti e incastri portando cosi a una crescita naturale di ogni componente del gruppo. Abbiamo sviluppato una maggiore coscienza sulla scelta delle parti dando immagini e sensazioni più definite ai suoni che scegliamo.


Parliamo del vostro nuovo singolo La mia identità”. Quale stile musicale vi appartiene maggiormente e quale, invece, sentite più lontano nella vostra anima da musicisti?
Il bello di questo gruppo è che ognuno di noi si sente vicino ad alcuni generi e distante da altri. Abbiamo gusti differenti che a volte sono totalmente distanti dall’altro, ma se dovessimo fare una lista di ognuno di noi li prenderemmo tutti, compresi i canti gregoriani. Il minimo comune denominatore però resta il pop, l’elemento fondamentale che ha dato vita al gruppo, il motore che porta al compimento dei brani. Partiamo da “quell’idea di base”, quello è il genere che ci accomuna e che ci permette di influenzare con il nostro “genere del cuore” la nascita dei nostri brani.


Qual è la filosofia che muove i vostri testi?
È il raccontare storie di sé, degli altri o addirittura immaginare noi stessi in una situazione mai vissuta o semplicemente vista, ci chiediamo sempre: io che avrei fatto o che farei se toccasse a me? Questo ci permette di guardare con gli occhi di un altro, il mettersi nei suoi panni e cercare di capire e scavare nel più profondo dell’animo, facendolo sempre con il giusto peso. Pensiamo che si sia perso il senso stesso del rapporto umano portandoci ad essere solo profili digitali e foto sui social, il che è grandissimo spreco.


Pensando al momento che state vivendo adesso, scegliete tre parole che definiscono il ruolo che la musica ha nella vostra vita.
Libertà, felicità, speranza.


Ci sono delle collaborazioni con artisti o band che vorreste realizzare nei prossimi anni?
Decisamente sì, la lista è fornita sia di artisti del presente che del passato. Nel panorama musicale odierno possiamo citare Caparezza, Ex otago, Willy Peyote, Cesare Cremonini, J-Ax e Gazzelle ma sicuramente ce ne sono anche altri con cui vorremmo collaborare. Ci piacerebbe fare musica con chi ha qualcosa da dire, con chi sa farti venire i brividi sulla schiena perché sembra che stia parlando proprio di te, quasi fosse stato presente anche lui quando hai fatto il primo danno della tua vita o dato il primo bacio.

Quali sono le vostre speranze per il futuro?
La speranza più grande è che si possa tornare a salire su un palco il prima possibile perché ne abbiamo bisogno noi in primis ma ne ha bisogno il mondo intero, che detta cosi sembra il discorso di Rocky I, ma le emozioni che ti dà  stare sopra un palco o sotto sono insostituibili. È la scarica di adrenalina che manca da un bel po’ di tempo a questa parte, soffocati dalla routine quotidiana diventata ancora più letale.

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