Recensione: “Motore di vita” – Mario Venuti

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C’erano una volta un bambino curioso e un artista che in televisione faceva delle strane movenze. Era il 2003 e il mondo discografico italiano aveva accolto un album meraviglioso dal titolo “Grandimprese” (Musica e suoni). Il bambino ero io, l’artista Mario Venuti con il suo tormentone “Veramente”. Anni dopo, mosso da un’irrefrenabile passione per il rapporto tra  danza e musica, avrei scoperto Kate Bush e Lindsay Kemp, Ahnoni e Kazuo Ono, Harry Adaskin e Georges Gurdjieff. Esattamente 14 anni dopo, avrei ritrovato la mente di “Il tramonto dell’occidente” e “Recidivo” alle prese con un nuovo, brillante capitolo: “Motore di vita” (Microclima-Puntoeacapo/Believe Digital). Anticipato dal singolo “Caduto dalle stelle”, revival dance dagli 80's con ogni sorta di diavoleria  a rimescolare un suono che convince moltissimo, l’album è un inno solenne alla motricità, un’apologia poetica e universale del movimento in tutte le sue forme. E se il singolo era stato annunciatore di indubitabile qualità, ormai marchio specifico dell’artista, gli undici brani rimanenti si srotolano come fili da una canocchia e attraversano tematiche disparate con grande stile personale. Diciamolo pure fuori da denti:ogni pulsione direzionale dei movimenti tracciati nell'aria da Mario Venuti è  garanzia incontrovertibile di riuscita, successo, enorme , palesato talento. La voce di brani sanremesi indimenticabili come “Crudele” o il più recente “A ferro e fuoco” si muove di brano in brano come gazzella, evocando la grazia e la potenza dello spirito che fronteggiano la vulnerabilità dell'involucro carnale. E come un'antilope lui solo sa dove palpiti l'ispirazione per un lavoro così riuscito. A riprova di quanto detto,  vi sono canzoni come “Conservare in luogo fresco”, con la sua trama melodica ariosa in stile Max Gazzé e “Lasciati amare”, in cui sprigiona la voce in un romanticismo depurato dalle banalità, in una sciccheria che potrebbe rientrare in una compilation a fianco di brani di Tenco, Tricarico, Luca Carbone. Consapevole di essere “padrone del suo tempo” (“Spirito del mondo”) , la scelta ricade su un pop poetico, evocativo, pregno di testualità profonde, capaci di accompagnare ritornelli che si incollano alle pareti cerebrali (“Motore di vita”) o di mettere a segno scenari irrefrenabilmente esotici, stuzzicando i tormentoni estivi di Biaggio Antonacci (la vestaglia lounge con sprazzi pirotecnici che è “Tutto questo mare”):Qualora dovessimo parlare in termini simbolici, potremmo affermare chiaramente che la sua voce intiepidisce l'animo, è una barriera di fuoco che come in un mandala separa lo spazio profano da quello sacro, la "cintura di diamante" è evidentemente la sua musica.Di fronte a troppe produzioni nate per la diffusione sotto l'ombrellone, qui siamo di fronte a un autentico spettacolo. Un falò che vanta gli arrangiamenti d’archi di Joe Schittino, le percussioni di Filippo Fifuz Alessi, i tamburi di Luca Scorziello

 

 

Tracklist

01 Conservare in luogo fresco 
02 Caduto dalle stelle 
03 La prima volta 
04 Lasciati amare 
05 Motore di vita 
06 Spirito del mondo 
07 Tutto questo mare 
08 Se avessi altro amore 
09 Non è peccato 
10 Fuorimondo shop 
11 Alza un po’ il volume 
12 I peccati della luna

  • - 8.5/10
    8.5/10
8.5/10

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