Recensione: “Prima Forma Indefinita” – Apatia

Non c’è spazio per le speranze nel nuovo disco di Apatia, progetto musicale triestino molto vicino al black metal e alle sue derivazioni. “Prima forma indefinita” nasce per smembrare le coscienze, per tagliare l’anima, e l’intento, in sé viene soddisfatto dalla cupezza delle atmosfere, e dai testi malinconici e disperati.

E’ forte, fortissima l’influenza del doom classico, con ritmiche cadenzate e ossessive, e l’incastro di queste ultime con i riff di chitarra taglienti, ci portano a dei significativi riferimenti agli olandesi Deinonychus. Anche il cantato, almeno nell’intenzione riporta proprio a Marco Kehren, cantante della ormai famosa band dei Paesi Bassi.

Anche in “Prima forma indefinita” si respira il freddo e la desolazione di lande tristi e sconquassate dalla sofferenza.

La scelta di usare la lingua italiana, come sempre nel metal, è impegnativa e non sempre vincente. Essendo una lingua molto meno ritmica e metrica dell’inglese, necessita nelle liriche di una potenza evocativa e di una forza maggiori rispetto a quelle richieste nelle lingue sassoni, e forse, proprio nei testi, questa forza manca ancora un po’. Sarebbe potuto essere d’aiuto, magari, un lavoro diverso in fase di produzione, con una voce che avrebbe potuto fare qualche passo indietro in intelligibilità, per immergersi meglio nel mix degli strumenti.

Le chitarre, eccetto forse per qualche solo ridondante, come su “Male di vivere”, sono il vero punto di forza di questo disco. In tutti i brani sono efficaci, ben calibrate, coerenti e suppliscono ai problemi del cantato di cui sopra. Proprio loro rendono il disco un vero pugno allo stomaco, e scuotono i sentimenti esplicitamente ricercati dalle canzoni.

Un lavoro tutto sommato onesto, come dovrebbe essere ogni buon disco Black metal. E poco importa delle imperfezioni, se pensiamo che i grandi dischi che sono passati alla storia come quelli dei Mayhem, dei Darkthrone, Burzum, avevano una sfrontata impronta lo-fi.

Il Black metal è il punk di chi non vede mai il sole, è il blues di altri diavoli, e tutto sommato, ci piace così.

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